NELL’ONDA BUCOLICA DEI FONTANILI

Risorsa preziosa, luogo di incontro, miraggio d’oasi esotica nel cuore della pianura, le risorgive come fenomeno naturale e antropologico: “Da qui tutto nasce e tutto si crea”.

testo: ELIA ZUPELLI

fotografie: SIMONE BUCCINNA’

C’era un tempo in cui le acque dei fontanili si bevevano con profonde sorsate, magari dopo aver recitato una cantilena propiziatoria: “Acqua nascente / che beve il Serpente / che beve Dio / posso berla anch’io”. Risorsa preziosa, luogo di incontro e convivialità per generazioni e generazioni, le risorgive – comunemente note come “fontanili” – sono un fenomeno naturale e per estensione antropologico tipico dell’area mediana della pianura lombarda, che dalla prima periferia di Castel Mella sconfina nel cuore della Bassa bresciana, delineando un reticolato di canali che contribuiscono all’irrigazione delle campagne e quindi al sostentamento agricolo dell’intera area, contribuendo al risparmio e all’uso ottimale dell’acqua. Teoricamente un fontanile è il punto dove, per la spinta della pressione sotterranea, l’acqua stessa torna in superficie. A temperatura costante (da 10 a 13° C), limpida e pulita, disponibile appunto per l’irrigazione dei campi in ogni stagione dell’anno. “L’uomo, sin dai tempi più remoti, ha curato la sistemazione delle polle sorgentizie, incanalandole in ‘tini’ di legno, ha provveduto a tener pulito la ‘testa’ della risorgiva, dove si generano le polle, e ha indirizzato le aste’, cioè i fossi, verso i campi bisognosi di acqua” racconta Diego Balduzzi, agronomo del Consorzio di Bonifica Oglio-Mella, incontrato al Parco del Fontanone proprio a Castel Mella, un’area verde a protezione dell’omonimo fontanile (estesa anche sul comune di Torbole Casaglia) accuratamente recuperata, vero esempio canonico nel suo genere di cui si possono osservare tutti gli elementi che lo compongono: le polle sorgentizie contenute nei ‘tini’, l’asta, le rogge che vi prendono vita. “Purtroppo, a causa dell’urbanizzazione, i fontanili, che si contavano a centinaia, si sono fortemente ridotti” prosegue Balduzzi. “Grazie all’impegno del Consorzio, molti di essi sono stati recuperati e valorizzati come ‘riserve naturali’. Ovviamente questo ambiente umido ospita numerose specie di animali sia acquatiche sia di sponda. Molte specie di invertebrati fra cui la lampreda, affine all’anguilla, e in passato ricercata per la bontà della sua carne. Poi pesci come la trota marmorata e la fario, il luccio che vi si riproduce, anfibi in grande quantità. Nella vegetazione di sponda, poi, ecco tutto un repertorio di uccelli: aironi, gallinelle, germani, anatre, garzette…”.

Una vera propria oasi dal sapore quasi esotico, vista la presenza anche di enormi palme color smeraldo, specie non autoctone che evocano mondi lontani e atmosfere tropicali. Sotto ai piedi pulsa invece il cuore della pianura, con i suoi terreni impermeabili, a struttura minuta, argillosi o sabbiosi, che favoriscono l’emersione dell’acqua di falda. Come ricorda un documento bresciano risalente al XII secolo, che parla di “terra prativa et boschiva, arativa et vineata, gleriva et umeata, culta ed inculta”; e come ricorda lo stesso Balduzzi, con riferimento invece alla serie di interventi attuati in via sperimentale negli ultimi anni volti alla valorizzazione e al recupero dei fontanili ai fini agricoli, ambientali e turistico-ricreativi nella porzione di territorio a sud-ovest di Brescia, nell’ambito del progetto AcquaPluSS. Acronimo che sta per Acqua Plurima per lo Sviluppo Sostenibile e fa riferimento alla pianificazione messa a fuoco da Regione Lombardia, con il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Milano, del Touring Club Italiano, e dei quattro Consorzi interessati, fra cui proprio il Consorzio di Bonifica Oglio Mella per i fontanili a sud di Brescia. “Nello specifico – approfondisce l’agronomo – gli interventi proposti sono finalizzati all’introduzione di tecnologie e di sistemi di gestione innovativi per potenziare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura – ottimizzando la funzionalità irrigua ed ecologica dei fontanili, supportando la biodiversità grazie alla creazione di habitat e migliorando l’estetica del paesaggio – la promozione di attività turistico-ricreative (con itinerari ciclo-turistici, percorsi didattici, creazione di aree sosta fruibili al pubblico), la salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio. Non ultimo, questi interventi di riqualificazione e valorizzazione contribuiscono a invertire la tendenza all’abbandono che negli ultimi decenni ha interessato questi sistemi acquatici. I fontanili rappresentano l’identità di questo territorio e al contempo contribuiscono a tutelarla e conservarla in ottica futuribile. Da qui tutto nasce e tutto si crea: per questo continuano ad affascinarmi e ammaliarmi”.